sabato 27 dicembre 2008

Quando la motivazione di una sentenza solleva dubbi.

La notizia ha dell'incredibile e non fa che avvalorare le affermazioni che le regole della giustizia italiana devono essere riscritte e tanti giudici andrebbero dimissionati.

Mi riferisco alla sentenza per l'omicidio Reggiani; che non sia stato dato l'ergastolo, ma soli 29 anni in primo grado non mi interessa, non sono io colui che sa quale deve essere la pena in questo caso, ma quello che mi sorprende e lascia perplesso è la motivazione - riportata dalla stampa - secondo la quale i giudici sarebbero giunti a questa decisione:

"La Corte, pur valutando la scelleratezza e l'odiosità del fatto, commesso in danno di una donna imerme e, da un certo momento in poi esanime, con violenza inaudita, non può non rilevare che omicidio e violenza sessuale sono scaturiti del tutto occasionalmente dalla combinazione di due fattori: la completa ubriachezza e l'ira dell'aggressore, e la fiera resistenza della vittima" (Corriere della sera, 24 dicembre).

giudici della terza corte d'assise di roma presieduta da angelo gargani

Ora, dalla semplice lettura dell'italiano scritto, mi viene da pensare che se non ci fosse stata fiera resistenza da parte della vittima ... come a dire: "se siete aggredite, lasciate fare, non fate resistenza".

Mah!!! è proprio così che il passo potrebbe essere letto???
incredibile!!!

4 commenti:

  1. L'odiosità, la scelleratezza, l'ubriachezza, la disperata restsitenza della vittima... Dovrebbero essere tutte aggravanti e invece sono diventate attenuanti!

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  2. Sai, quando ho letto la notizia mi son detto: "debbo aver capito male!".

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  3. Dario Bellezza


    Forse mi prende malinconia a letto
    se ripenso alla mia vita tempesta e di
    mattina alzandomi s’involano i vani
    sogni e davanti alla zuppa di latte
    annego i miei casi disperati.

    Gli orli senza miele della tazza
    screpolata ai quali mi attacco a bere
    e nella gola scivola piano il mio
    dolore che s’abbandona alle
    immagini di ieri, quando tu c’eri.

    Che peccato questa solitudine, questo
    scrivere versi ascoltando il peccatore
    cuore sempre nella stessa stanza

    con due grandi finestre, un tavolo
    e un lettino di scapolo in miseria.

    E se l’orecchio poso al rumore solo
    delle scale battute dal rimorso
    sento la tua discesa corrosa
    dalla speranza.

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  4. Ma come é possibili che delle aggravanti diventino delle attenuanti? Una o uno allora deve pensare: tanto morire mi tocca, meglio desistere e non resistere così gli danno l'ergastolo a questo mariuolo! E' pazzesco.

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